Diritti audiovisivi

Tante storie da raccontare e immaginare

Una penna che

conquista anche il cinema

Dallo straordinario romanzo di André Aciman, pubblicato in Italia da Guanda, il film di Luca Guadagnino, Premio Oscar 2018, interpretato da Timothée Chalamet e Armie Hammer.

Cover story

Cover story

Ilaria Tuti

Fiore di roccia

oltre 100,000 copie vendute

nella Top Ten dei libri più venduti – 5 edizioni in meno di un mese

Una storia vera e dimenticata, la storia delle Portatrici, donne d’ogni età, dai tredici ai sessant’anni, che durante la prima guerra mondiale aiutarono gli uomini nelle trincee della Carnia trasportando nelle loro gerle e lungo sentieri impervi viveri e munizioni, camminando per ore nella neve e riportando spesso a valle i cadaveri dei soldati. 


Sulla Carnia fischiano le bombe sganciate dagli austriaci, sibilano nell’aria i proiettili. Mille metri più in basso, le donne li sentono e pregano che i loro uomini non ne vengano colpiti. Anche Agata prega. Lei che ha lasciato gli studi per prendersi cura del padre malato, lei che ha una casa piena di libri e nessun tempo per leggerli… perché la Grande Guerra è arrivata e l’ha resa una portatrice. Ogni mattina all’alba, Agata corre ai magazzini militari a valle, riempie la sua gerla con venti, trenta, a volte quaranta chili di viveri per i soldati e affronta di petto la montagna. Cammina per ore, nella neve che le arriva fino al ginocchio, per raggiungere il fronte. È un percorso estenuante, pericoloso, che compie tutti i giorni in compagnia delle altre ragazze volontarie come lei. Come l’esuberante Viola che è lì per amore di un artigliere alpino o Lucia, quattro figli e una forza quieta che è un punto di riferimento per tutte le altre. Sono amiche, compagne, e conoscono quelle montagne meglio di chiunque altro. Insieme, le portatrici cantano per farsi coraggio, pregano per avere fiducia, parlano per coprire il rumore delle armi, corrono per arrivare in tempo. Quando scendono, le gerle sono vuote ma le loro mani sono occupate dalle barelle con i feriti da curare o i morti che devono seppellire. È una vita durissima, ma Agata è forte e determinata, ha il sangue freddo di chi vuole combattere. Impara a farsi rispettare dai soldati, a farsi conoscere dai comandanti. Le sue certezze, però, vacillano quando un cecchino austriaco la vede e lei, d’istinto, gli spara. Quella stessa notte, il pensiero del soldato abbandonato sul sentiero non le dà pace. E così decide di andare a prenderlo…

Con Fiore di roccia Ilaria Tuti crea un romanzo che celebra il coraggio delle donne, la capacità di abnegazione di contadine umili e analfabete, ma forti nel desiderio di pace e pronte a sacrificarsi per aiutare i militari al fronte. Una storia di solidarietà e di forza. Una protagonista che raccoglie in sé le 1200 vite dimenticate di tutte loro.

Titoli GeMS da portare sul piccolo e grande schermo

Un romanzo d’esordio che ci spalanca nuovi orizzontiUn protagonista destinato a entrare nei cuori dei lettoriUn Giappone spietato e pieno di fascino,raccontato con uno sguardo insolito e struggente

L’ispettore Takeshi Nishida della squadra Omicidi della polizia di Tokyo ha un secondo nome che pochi conoscono, ma che dice molto di lui. All’anagrafe infatti è Takeshi James Nishida. Perché Nishida è un hāfu: un mezzo sangue, padre giapponese e madre americana.Forse per questo non riesce a essere sempre accomodante e gentile come la cultura e l’educazione giapponese vorrebbero. Forse è per il suo carattere impulsivo, per quel suo modo obliquo e disincantato di vedere le cose e le persone che lo circondano, che non ha mai fatto carriera come avrebbe meritato. O forse è perché lui non vuole fare carriera, se questo significa mettere i piedi sotto la scrivania invece di usarli per battere le strade di Tokyo, città che ama e disprezza con altrettanta visceralità – e che allo stesso modo lo ricambia.Ma Nishida è eccezionale nel suo lavoro: lo dimostra il numero di indagini che è riuscito a risolvere. Fino al caso dell’ombrello. Un uomo, ritrovato morto. L’arma del delitto? All’apparenza, un comunissimo ombrello di plastica da pochi yen, di quelli che tutti usano, tutti smarriscono e tutti riprendono da qualche parte.Ma questo ombrello ha qualcosa che lo differenzia dagli altri. Un piccolo cerchio rosso dipinto sul manico e, soprattutto, un’impronta. E Nishida si troverà di fronte a un incredibile vicolo cieco quando scoprirà a chi appartiene l’impronta digitale del possibile assassino: all’imperatore del Giappone.

Una delle più apprezzate poetesse italiane racconta la sua storia di bambina adottata e quella ancora più difficile del rapporto con i suoi genitori, con la madre in particolare e con la sua progressiva follia.


Un famoso fatto di cronaca degli anni sessanta, che occupò le prime pagine dei quotidiani nazionali per settimane, è l’inizio della storia di Maria Grazia Calandrone. Nel giugno 1965, una bambina di otto mesi viene ritrovata nel bel mezzo di Villa Borghese a Roma. Nei giorni successivi si scopre la triste vicenda legata all’abbandono: la madre fedifraga, ripudiata dal marito, e il padre si sono suicidati buttandosi nel Tevere. Dopo neanche un mese in orfanotrofio la bimba viene adottata da Giacomo Calandrone, l’allora dirigente del PCI, e da sua moglie Ione, che fa l’insegnante.

L’autrice sceglie per la prima volta la narrativa per raccontarci la storia più difficile della sua vita: non quella dell’abbandono ma quella della relazione con la madre adottiva, un rapporto d’amore ma anche di oppressione e crudeltà.

Un libro-inchiesta che ricostruisce la storia della scoperta della mafia in America.

Prefazione di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso


Prefazione di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso

«Le dichiarazioni del collaboratoredi giustizia Joe Valachi sonoil più importante passo in avanticompiuto dall’intelligence nellalotta contro la mafia.»Robert Kennedy, procuratore generaledegli Stati Uniti La sfida di Robert Kennedy alla criminalità organizzata

«Il saggio di Santoro è uno di quei libriche vanno letti e divulgati.»Dalla prefazione di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso

– Lei fa parte di un’organizzazione segreta che si dedicaal crimine e alla protezione dei suoi membri che perpetrano reati?– Ne ho fatto parte.– Qual è il suo nome?– Cosa nostra.Joe Valachi davanti alla Commissione McClellan, 27 settembre 1963 Questa è la storia di un mafioso e di un politico: Joe Valachi, soldato nelle potenti famiglie di Cosa nostra a New York, e Robert Kennedy, che dalla fine degli anni Cinquanta al cuore dei Sessanta lavora alla realizzazione di una società più equa. Quando i loro destini si incrociano, l’America e il mondo scoprono l’esistenza di un’organizzazione criminale diffusa e articolata, sottostante a regole e codici precisi, che mina dall’interno l’economia intessendo relazioni con il potere.Dopo trent’anni di militanza, Valachi, sentitosi tradito dal boss Vito Genovese, abbatte il muro dell’omertà: è lui il primo collaboratore di giustizia a fare il nome dell’associazione mafiosa. Il suo contributo rappresenta l’apice della svolta nella conoscenza e nel contrasto al crimine organizzato impressa da Kennedy, ministro della Giustizia dal 1961 al 1964 e creatore del primo pool antimafia.Nel corso di questi quattro anni Kennedy rafforza e indirizza l’attività delle agenzie investigative, e coordina le indagini riunendo un gruppo di procuratori e inquirenti specializzati. Le sue intuizioni porranno le basi per la definizione in Italia del reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Dando voce ai protagonisti, grazie all’esame di numerose fonti d’archivio statunitensi e alla raccolta di testimonianze dirette, questo libro ricostruisce in modo puntuale la storia di una strategia che ha rivoluzionato la percezione della mafia e indicato i metodi per contrastarla.

   

Sullo sfondo di una Sicilia dell’Ottocento, Ciccina è la protagonista inedita, irreverente e quanto mai attualissima di questa storia di adulteri, briganti, amori più o meno leciti e potenti messi a tacere, scritta in un comprensibilissimo misto di italiano e antico dialetto siciliano.


Donna Francesca Savasta, detta Ciccina, è una donna del popolo, semplice forse ignorante ma sicuramente rivoluzionaria nella sua infinita saggezza e concretezza. Fa la levatrice di uno sperduto paesino dei monti Iblei e interpreta il suo ruolo in modo molto personale, prodigandosi per “sistemare” al meglio la vita di inesperte e povere puerpere e dei bambini abbandonati alla ruota che finiscono magicamente tra le accoglienti braccia di giovani donne che altrimenti non potrebbero essere madri. Tutto questo secondo una perfetta legge morale, la sua, che però è spesso difforme da quella dello Stato. E così il bambino della moglie del fabbro, rimasta vedova, partorito a poche ore di distanza da quello purtroppo nato morto di una famiglia benestante del paese, grazie a Ciccina risulterà essere quello della ricca famiglia e la madre naturale verrà presa da loro come balia così da poter stare vicina al bambino e ricevere anche qualche soldo per il suo lavoro. O ancora, la giovane nipote del sindaco innamorata del falegname e ricambiata, ma promessa sposa all’anziano notaio del paese che spera di ricevere un figlio dalla sua terza e giovane moglie, anche se quello impotente è lui, verrà aiutata da Ciccina a concepire un figlio con l’amato falegname spacciandolo per quello del notaio, così che il bambino possa crescere in una famiglia benestante; e ai due giovani… non resterà altro che aspettare. Insomma Ciccina nel suo ruolo non ha paura di tener testa a nessuno, nemmeno al sindaco, ad esempio per fargli togliere quel lampione piazzato davanti alla ruota e che impedisce alle puerpere di abbandonare il frutto dei loro amori illeciti con il favore delle tenebre. Certo, alcuni maligni potrebbero far notare che il lampione incriminato illumina anche l’uscio di casa di Ciccina e il passaggio del suo amante, il parroco Peppino, con cui vive una bellissima storia d’amore, tenuta segreta per convezione ma di cui forse tutto il paese è a conoscenza e rispetta. Adulteri, uccisioni e vendette sono narrati con un tono leggero, in modo divertito e divertente e con un’ironia che permea l’intero romanzo. E una sapientissima orchestrazione degli eventi, una cura dei nomi, una conoscenza profonda degli ambienti e di consuetudini dell’epoca conferiscono credibilità anche agli eventi più bizzarri, come la morte del parroco Peppino che risulterà essere solo apparente…

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