Diritti audiovisivi

Tante storie da raccontare e immaginare

Una penna che

conquista anche il cinema

Dallo straordinario romanzo di André Aciman, pubblicato in Italia da Guanda, il film di Luca Guadagnino, Premio Oscar 2018, interpretato da Timothée Chalamet e Armie Hammer.

Cover story

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Mirella Serri

Claretta l'hitleriana

Di lei hanno detto di tutto: che era una ragazza semplice e un po’ folle; che fu il suo amore cieco per Mussolini (da cui la separava una differenza d’età di quasi trent’anni) a condurla alla morte; che era una fanatica esaltata; che era tanto bella quanto insidiosa. Ma si tratta di una Storia scritta dagli uomini. La nuova indagine di Mirella Serri offre un’immagine differente, restituendo a Claretta Petacci il vero ruolo politico da lei giocato sullo scenario degli eventi che condussero il leader del partito fascista dalla gloria indiscussa alla sconfitta. Non una sciocca, non soltanto una delle «mantenute di Stato» – le amanti del Duce che percepivano uno stipendio dal regime – ma un’abile e astuta calcolatrice. Pronta ad avvalersi delle informazioni riservate di cui era depositaria per gestire attività ad altissimo livello (antisemita convinta diede il suo apporto al traffico di certificati falsi da vendere alle famiglie ebree più facoltose; cercò di avviare accordi per l’estrazione di petrolio in Romania). Avveduta e intrigante, a Salò sposò la causa del Reich e tentò di porsi come diretta interlocutrice di Hitler. Claretta Petacci, una delle protagoniste del Novecento, emblema femminile del volto buio e tragico del secolo passato, rivive in queste pagine con la sua avidità, i suoi errori, la sua sensualità e le sue astuzie, finalmente libera dagli stereotipi con cui è stata finora raccontata.

Titoli GeMS da portare sul piccolo e grande schermo

Quando Selvaggia arriva a Firenze ha vent’anni e un passato scomodo. È scappata portando con sé solo un bagaglio di dilemmi e irrequietezza, per vivere appieno quelli che è convinta saranno gli ultimi anni della sua vita. Jules è francese, ama suonare la chitarra di notte a cavalcioni sul terrazzo e ogni giorno cambia itinerario, alla ricerca dell’inaspettato. Che puntualmente arriva, per entrambi, la sera del 24 ottobre 2009, in una serata tra amici, musica e blackout. Selvaggia e Jules non sanno cosa li aspetta, ma il destino ha già deciso per loro. E quando la vita li metterà di fronte alla prova più dura, proprio nel momento che per tutti gli altri è il più sbagliato, Selvaggia e Jules decideranno di seguire il proprio istinto e partire per realizzare quello che devono a se stessi, un’avventura schietta e tenera come la verità, nata da una promessa scambiata all’alba: qualsiasi cosa accadrà, non smetteranno mai di credere alla magia di quella sera.

Se due che come noi è ispirato a una storia vera d’amore e di rinascita, fino ai confini del mondo. Un’ode al coraggio di cambiare vita anche quando sembra impossibile. Un inno generazionale per chi ha voglia di cambiare il mondo.

«E poi, all’improvviso, fu il monsone. Eravamo le uniche ombre nella piazza illuminata dai neon delle insegne fluorescenti di Lê Lai Road. Eravamo soli in una città di nove milioni di abitanti. I clacson dei motorini si confondevano con lo scroscio incessante della pioggia. Eravamo finalmente liberi, sotto quell’oceano di lacrime rumorose che cadevano dal cielo.Fu in quel preciso istante che accadde. Sarebbe stato lì, sotto quel torrente instancabile, che avremmo trovato la nostra casa. Tutto era già scritto dalla prima sera, dal nostro primo incontro. L’avevamo scritto noi.»

 

Un omicidio-suicidio; la caduta fortuita di una portinaia impicciona; un inquilino morto d’infarto. Sono gli ingredienti di questo giallo ricco di possibili colpevoli e false piste. A indagare è la giovane ispettore Anita Landi, ostinata nel ricercare la verità nonostante le molte forze che la ostacoleranno.


In una calda giornata di giugno, a Milano, tra palazzi liberty e grattacieli svettanti, tre morti scuotono la città: Luigi Cortesi e Greta Kampf (ex moglie di un chirurgo plastico) – apparentemente un omicidio-suicidio avvenuto in un appartamento nella splendida via Malpighi – e la custode (morte accidentale?) di uno stabile lì vicino. Anita Landi, giovane ispettore di Polizia, inizia a indagare, convinta che ci sia un filo rosso che unisce i tre casi. Osteggiata dai colleghi e in particolare dall’ispettore Curti, che le fa togliere l’indagine, Anita continua comunque a seguire la sua pista. È aiutata dall’amministratore dei due condomini, Giacomo Valli, uomo gentile e pacato, che la ospita a casa sua, e dal suo amico e coinquilino, Francesco Gazzola, avvocato importante e stimato e in forte crisi d’identità.  Ben presto l’ispettore Landi scopre che sia la portinaia sia una nuova vittima, il condomino Piero Giuliani, apparentemente morto per infarto, sono stati uccisi, ma non lo riferisce ai suoi superiori, dei quali non si fida, sperando di trovare da sola il colpevole. A turno si sospetta di tutti, il solitario Anselmi, necrofilo, che ha fotografato il cadavere della portiera; la signora Nosetti che chiede soldi a un usuraio; il commercialista in cattive acque; la ex moglie di Cortesi; parenti di persone finite in galera perché denunciate dalla portinaia… Quando l’ispettore Curti, che individua come colpevoli Anselmi e una persona che nel frattempo viene uccisa, scopre che Anita Landi sta ancora indagando, e non ha riferito vitali informazioni, la fa deferire dalla commissione disciplinare.

In una vorticosa girandola, aiutata da Giacomo, Francesco e alcuni colleghi, Anita scopre il vero e unico colpevole: l’ex marito di Greta Kampf, un chirurgo plastico che ha operato ricercati, ricattato da Cortesi. Con molta freddezza, all’inchiesta l’ispettore Landi si difende e mostra la correttezza delle sue indagini. Ottiene molti onori, ma un dubbio la rode: che ci sia un altro colpevole.

Un giallo nel vero senso del termine, con più indiziati, ognuno con il proprio movente. Un giallo che si trasformerà in un thriller dai risvolti agghiaccianti con un finale vero, senza sospesi, senza sconti, dove Anita sarà costretta a convivere con una realtà assurda e una verità che non consola e non sanerà le sue ferite. Ma lei non ha paura di nessuno, nemmeno del destino che le ha riservato tanto dolore.

Anita Landi ha 28 anni, è di Talamone, una cittadina di quella Toscana ruvida e schietta che è la Maremma. E come la sua terra anche lei ha un carattere forte e deciso. Infatti è diventata ispettore di Polizia, trasferita a Milano e impegnata in un’indagine complessa. Anita è una donna guardinga, sempre sulla difensiva, che fa fatica a esprimere il suo vero carattere. Il motivo è semplice: anche lei come per tutti noi, ha un passato che non si cancella. Da atleta di punta delle Fiamme Oro, la squadra sportiva della Polizia, dopo la scoperta dei cadaveri massacrati di suo fratello e della fidanzata, abbandona l’attività agonistica e diventa una poliziotta effettiva per scoprire cosa è accaduto, perché non crede alla versione ufficiale di omicidio-suicidio. Per gestire una situazione così occorre avere fegato, cuore, cervello e una volontà di ferro. E fortunatamente Anita in questo cammino in salita è aiutata da altri due fattori: il suo passato sportivo che le ha insegnato a combattere, a migliorarsi, a non mollare mai, a rialzarsi dopo le cadute per affrontare a testa alta avversari più forti e potenti di lei. E i nuovi amici su cui può contare: due cinquantenni fuori dai suoi canoni e alcuni colleghi del commissariato che riconoscono in lei il talento che gli altri non vedono… Indagando su strani delitti, sullo sfondo della Milano dell’elegante Porta Venezia e del nuovo quartiere finanziario, risolverà anche la sua vicenda personale.

Domenico Wanderlingh è nato a Palermo ma vive a Milano. Lavora per una società di gestione del risparmio, che gli ha permesso di entrare in contatto con gli ambienti giudiziari. Dopo aver autopubblicato due romanzi e un’antologia di racconti molto apprezzati sul web (con una media voto di 4,76 su 5) esordisce adesso in libreria con questo romanzo inedito. È già al lavoro sul secondo libro che vedrà Anita Landi impegnata in una nuova indagine altrettanto complessa.

Un noir di grande attualità in cui le protagoniste, due donne diversissime ma unite nella caccia alla verità, indagano sull’omicidio di un immigrato. Fa da sfondo una periferia che è la periferia di ogni città, con tutto il fermento che si porta dentro – la miseria, la violenza, le convivenze forzate – ma nella quale esistono ancora persone disposte a tenderti una mano.


Quando torna a casa dopo una giornata di lavoro, Jasmina Nazeri non può immaginare che ad aspettarla ci siano dei poliziotti. Un uomo di colore è stato ucciso, dicono, era nudo e senza documenti, e forse l’unica in grado di identificarlo è proprio lei, che in quel quartiere di periferia conosce tutti. In quel corpo martoriato la ragazza riconosce Taiwo, e anche se non lo vedeva dal tempo in cui hanno avuto una relazione, è certa che non fosse tipo da cattive frequentazioni. Come può essergli capitato un destino tanto orribile? E come si rende giustizia a qualcuno che per la società non esiste? Jasmina è donna, è giovane, ha origini iraniane: sa quanto sia difficile ottenere rispetto, un’opportunità, o anche soltanto ascolto. Per questo dedica la sua vita ad aiutare gli altri, insegnando l’italiano agli immigrati e dandosi da fare per chiunque abbia bisogno. Forse lo stesso non si potrebbe dire di Pandora Magrelli, ispettore di polizia con un’idea diversa della tolleranza e una stupefacente insensibilità al dolore. Per motivi diversi sono intenzionate a scoprire la verità, anche a costo di allearsi l’una con l’altra.

Una trama implacabile e straordinaria capacità di scavare negli abissi dell’animo umano e della nostra società.

Enrico Pandiani ha lavorato a lungo come grafico, illustratore e sceneggiatore di storie a fumetti. Ha esordito nella narrativa nel 2009 con la saga poliziesca Les Italiens, che è diventata anche una fortunata serie diretta dal regista danese Nicolas Winding Refn.

 

Una delle più apprezzate poetesse italiane racconta la sua storia di bambina adottata e quella ancora più difficile del rapporto con i suoi genitori, con la madre in particolare e con la sua progressiva follia.


Un famoso fatto di cronaca degli anni sessanta, che occupò le prime pagine dei quotidiani nazionali per settimane, è l’inizio della storia di Maria Grazia Calandrone. Nel giugno 1965, una bambina di otto mesi viene ritrovata nel bel mezzo di Villa Borghese a Roma. Nei giorni successivi si scopre la triste vicenda legata all’abbandono: la madre fedifraga, ripudiata dal marito, e il padre si sono suicidati buttandosi nel Tevere. Dopo neanche un mese in orfanotrofio la bimba viene adottata da Giacomo Calandrone, l’allora dirigente del PCI, e da sua moglie Ione, che fa l’insegnante.

L’autrice sceglie per la prima volta la narrativa per raccontarci la storia più difficile della sua vita: non quella dell’abbandono ma quella della relazione con la madre adottiva, un rapporto d’amore ma anche di oppressione e crudeltà.

“Splendi come vita, è la narrazione di una ferita, una frattura, una perdita, un segmento d’Italia, «un’elegia», un fatto di cronaca, un rapporto durissimo. Una pugnalata. Un gioiello. Una grandiosa lettera d’amore.” ttL

 

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