Diritti audiovisivi

Tante storie da raccontare e immaginare

Una penna che

conquista anche il cinema

Dallo straordinario romanzo di André Aciman, pubblicato in Italia da Guanda, il film di Luca Guadagnino, Premio Oscar 2018, interpretato da Timothée Chalamet e Armie Hammer.

Cover story

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L'angelo custode

Un macabro ritrovamento, nel cuore del quartiere San Lorenzo, a Roma, sconvolge la tranquilla routine estiva della polizia: bisogna agire in fretta, un delitto del genere non può restare impunito a lungo, chi lo ha compiuto dev’essere fermato, subito. Il vicequestore Giacomo Chiesa ha un indiziato perfetto, ma le cose si complicano quando quest’ultimo per scagionarsi si rivolge al più improbabile degli investigatori privati…Qui entra in scena Woodstock. Maestro elementare, hippie fuori tempo massimo, scapestrato impenitente, Woodstock ha un dono. Quando fa uso di droghe diventa capace delle più acrobatiche deduzioni: uno «Sherlock Holmes tossico», come lo definisce un cliente. E mette le proprie abilità al servizio dei disgraziati, dei derelitti a cui nessuno mai presterebbe aiuto. E così il rigido e incorruttibile Chiesa e il generoso avanzo di centro sociale si troveranno a percorrere le stesse strade, in una vorticosa indagine ricca di colpi di scena. Personaggi memorabili, un intreccio avvincente, un ritmo sempre incalzante, sullo sfondo di una Roma vitale e umanissima, fanno dell’Angelo custode un esordio dirompente. È arrivato Leo Giorda, un giovane giallista di razza. E con lui Woodstock, un detective originalissimo e capace, nel giro di poche pagine, di diventare un fedele amico del lettore.

Leonardo Giorda (1994) è nato e cresciuto a Roma. A venticinque anni, dopo la laurea in Beni culturali e la specializzazione in Storia dell’arte, comincia a viaggiare per l’Italia e l’Europa mantenendosi con lavori vari e sempre coltivando il sogno della scrittura. L’angelo custode (Ponte alle Grazie, 2022) è il suo primo romanzo.

Titoli GeMS da portare sul piccolo e grande schermo

Un romance coming of age di due giovani dal passato doloroso, Nive e Hurst, che condivideranno paure, passioni, ferite e sogni.

Un amore fatto di speranza messo a rischio da oscuri segreti che porteranno Nive a un bivio: la libertà o l’amore?


Dalla morte dei suoi genitori Nive non ha avuto un posto che potesse definire “casa”. Quando anche zia Josephine muore, l’unica persona che si offra come tutore è uno zio alla lontana che Nive neppure conosce e che abita dall’altra parte del mondo in Canada.

Moongrove è una cittadina piccola e fredda, con un clima terribile e dagli abitanti inospitali. Primo fra tutti, Hurst Paytah, futuro capo di un’antichissima tribù di indiani d’America, che non sopporta gli stranieri che non rispettano i suoi amati boschi e le tradizioni.

Nive non vede l’ora di compiere 18 anni per essere finalmente libera di andare via, lontana dallo scontroso e arrogante Hurst che si dimostra estremamente bravo nel rendere la sua permanenza un inferno. I due, però, si scopriranno sin troppo simili per odiarsi: condividono un passato doloroso e il desiderio di trovare qualcuno in grado di lenire le loro ferite. Quello che sembrava essere odio, si trasforma in amore.

Ma ci sono troppi segreti di cui Nive non è a conoscenza e il suo passato è più oscuro di quanto pensasse. Nive deciderà di scappare, finalmente libera, o di rimanere tra i boschi innevati?

Rita Nardi è una giovanissima scrittrice italiana che sin da piccola coltiva la passione per la scrittura, la lettura e il disegno. Ha esordito su Wattpad con il nome di @pensieri_come_parole e “Liberi come la neve” è il suo primo romanzo.

Anna Allavena. Portalettere: la storia eccezionale di una donna normale che dal Nord Italia si trasferisce al Sud e diventa la prima postina di un paesino del Salento.

Un’appassionante storia di coraggio e di emancipazione femminile ma anche la storia di due fratelli inseparabili destinati ad amare la stessa donna.


Salento, giugno 1934. A Lizzanello, un paesino di poche migliaia di anime, una corriera si ferma nella piazza principale. Ne scende una coppia: lui, Carlo, è un figlio del Sud, ed è felice di essere tornato a casa; lei, Anna, sua moglie del Nord, è bella come una statua greca, ma triste e preoccupata: quale vita la attende in quella terra sconosciuta?

Anna per il paese rimarrà sempre «la forestiera», che non va in chiesa, che non gira per il paese, che non fa la pettegola. E Anna, fiera e spigolosa, non si piegherà mai alle usanze delle donne del Sud: non solo si presenterà al concorso delle Poste, ma lo vincerà, diventando la prima postina del paese, anzi la «portalettere», come vuole essere chiamata.

Per oltre vent’anni, Anna sarà il filo invisibile che unisce gli abitanti del paese e le loro storie. Prima a piedi e poi in bicicletta, orgogliosa nella sua uniforme con il berretto blu, Anna consegnerà le lettere dei ragazzi al fronte, le cartoline degli emigranti, le missive degli amanti segreti. Senza volerlo – ma soprattutto senza che il paese lo voglia – la portalettere cambierà molte cose, a Lizzanello.

Francesca Giannone si è laureata in Scienze della Comunicazione e ha studiato al Centro Sperimentale di Cinematografia. Ha pubblicato vari racconti su riviste letterarie, sia cartacee sia on line. Tornata a vivere a Lizzanello, il suo paese di origine in Salento, ha continuato a scrivere e a coltivare l’altra sua grande passione, la pittura che ha come soggetto d’elezione sono le donne.

Con una Vespa Special, una giacca colorata e un walkman ficcato sulle orecchie, il giovane Zez si sente pronto a tutto tranne che a una cosa: abbandonare la sua città, Napoli.

Ma imparerà che da ogni strada presa per errore, da ogni perdita e da ogni sbaglio si può uscire vivi e più forti.

Divertente, tenero e ironico, Che male c’è racconta gli anni più belli della generazione di chi era giovane negli anni Ottanta.


Gli anni Ottanta, gli anni delle spalline e delle Timberland, degli zaini Invicta e delle 50 Special. E poi la musica, la lingua, i profumi, i colori di un Sud avvolgente, suadente, anche un po’ invadente, nel cuore di un’Italia in pieno edonismo economico. I suoi amici lo chiamano Zez, da Zezo, che a Napoli significa «cascamorto». Una famiglia borghese come tante, la vita di quartiere, il calcio di strada come collante sociale, e soprattutto gli amici: unici, speciali, insostituibili, a costituire il bozzolo della sua adolescenza, a proteggerlo dalla sua timidezza e dal suo sentirsi inadeguato al mondo. E poi le temute ragazze, guardate con occhi incantati in una Napoli solare, limpida, magnetica. Ma, all’improvviso, lo strappo. Con il trasferimento al seguito del padre e della famiglia in un’altra città, distante centinaia di chilometri, Zez perde tutti i suoi riferimenti e si ritrova solo nel momento più difficile, quello del passaggio verso l’età adulta. È soltanto la prima tappa di un turbinoso crescendo di eventi che lo accompagneranno fino all’ingresso del nuovo millennio, tra personaggi stralunati, situazioni grottesche, amori complicati e un lavoro fuori dall’ordinario. Divertente, tenero e ironico, Che male c’è racconta gli anni più belli della generazione di chi era giovane negli anni Ottanta.

Marco Giangrande (1970), salentino d’origine e napoletano di formazione, ha conseguito una laurea in Economia e ne ha in cantiere una seconda in Storia Contemporanea. Vive e lavora a Milano con la moglie e i figli dove trascorre le sere a studiare Colonialismo e Guerra Fredda e le notti a scrivere storie di innocenti evasioni. Che male c’è è il suo romanzo d’esordio.

Elia Legasov ha ereditato l’attività di famiglia: fa lo spazzaneve in un paese immerso nel bianco.

Ma un giorno la neve lo tradisce facendo emergere dalle sue profondità qualcosa che sarebbe dovuto restare sepolto e dimenticato. Elia dovrà così ricordare mettendo in discussione tutto.


Elia Legasov è nato in un paese circondato dal bianco e da lì non è mai andato via.

Spalare la neve e liberare strade che nessuno camminerà è il suo lavoro finché questa non fa emergere dalle sue profondità qualcosa. Qualcosa che ha a che fare con la famiglia di Elia e con tutto quello che doveva restare sepolto. Da quel momento la mente di Elia si affolla di ricordi che lui aveva soffocato. Parlano di un padre scomparso tanti anni prima e di una madre andata via per sempre.

Così Elia crede davvero a quello che si dice della sua famiglia: la neve non li protegge, ma li tenta per vedere se sono capaci di dimenticare, perché tutti dimenticano. Ma i Legasov ricordano, sempre.

E’ arrivato il turno di Elia di ricordare. Qualunque ne sia il prezzo. Perché il dolore crea l’inverno. Ma ogni inverno è diverso da quello precedente e da quello successivo.

Matteo Porru, a soli diciotto anni ha vinto il Campiello giovani. Per la stampa è uno degli under venticinque più promettenti del mondo.

 

«Uno degli under venticinque più promettenti del mondo.» – D la Repubblica

 

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